Le conoscenze indispensabili sul cervello per i coach

28/10/2020


La conoscenza del cervello ci consente di capire come funzionano le persone e di instaurare relazioni costruttive, e in sessione di Coaching questo ci consente di passare dalle tecniche di Coaching all’essere Coach, di evolvere la nostra modalità di stare in sessione.

Nello studio dell’evoluzione storica che ci ha portato fino alle attuali conoscenze, una delle immagini che maggiormente mi ha affascinato è quella dei disegni di Leonardo da Vinci: è incredibile come si fosse avvicinato alla realtà di ciò che oggi conosciamo considerando quali fossero le conoscenze dell’epoca.

Da allora la scienza ha fatto passi da gigante. Negli ultimi 30 anni, in particolare, gli studi hanno avuto un’impennata grazie allo sviluppo di tecnologie, come la fMRI (risonanza magnetica funzionale) o la MEG (magnetoencefalografia), che consentono di osservare le varie attività cognitive mentre si svolgono.

Cosa accade a livello cerebrale che fa sì che la relazione di Coaching funzioni oppure no?

Contrariamente a quanto creduto in passato, il cervello ha la capacità di modificare se stesso grazie alla possibilità di connettere nuovi neuroni, in base all’ambiente che lo circonda, fino all’ultimo istante di vita.

La neuroplasticità è la capacità del cervello di modificarsi dal punto di vista strutturale e funzionale in risposta all’esperienza come risultato di stimoli cognitivi. Il cervello può riorganizzare se stesso e ogni sua parte può compensare le mancanze che si verificano in caso di traumi o al lento processo di invecchiamento.

Gli studi hanno dimostrato che il cervello viene modificato da attività culturali come leggere, studiare o fare un percorso di Coaching!

A tal proposito trovo molto interessante l’affermazione della psichiatra Susan Vaughan secondo cui la terapia della parola agisce <<parlando ai neuroni>>.

Un altro meccanismo molto utile da conoscere come coach, è quello della Predizione. 

Quando studiamo da Coach ci viene chiesto di modificare la nostra modalità di ascolto “naturale” per essere realmente connessi con quanto il nostro coachee ci sta portando in sessione.

Per quanto ci sembri di essere già abili nell’ascoltare, scopriamo presto che per allenare la nostra capacità di ascoltare completamente l’altro dobbiamo arginare il meccanismo naturale della predizione: il cervello infatti, per risparmiare energia, comincia a lavorare recuperando le informazioni in suo possesso e anticipando (predicendo appunto) quanto l’interlocutore sta dicendo. Il cervello predice sensazioni, visive, uditive, olfattive, e le confronta con le esperienze passate immaginando un possibile futuro.

Conoscere questo meccanismo ci aiuta ad essere consapevoli di dove stiamo ponendo la nostra attenzione, se su ciò che davvero ci sta comunicando il coachee o su ciò che il nostro cervello ci sta dicendo.

Il cervello è una materia complessa di cui scopriamo ogni giorno qualcosa in più è che credo non smetterà mai di affascinarmi soprattutto per la sua connessione con il Coaching.

 

Autore: Sarah Fuligni, ACC

Relatore del Coaching Lab Milano “Il Cervello in pratica: cosa serve sapere ad un Coach!” -

24/09/2020

 

Le conoscenze indispensabili sul cervello per i coach